La Finestra sul Cortile

La Finestra sul Cortile

La critica del criticone...

Il fotoreporter Jefferies, immobilizzato con una gamba ingessata per un incidente di lavoro, passa le giornate a casa su una sedia a rotelle davanti ad una grande finestra che dà su un variopinto cortile di una città americana. Le storie di vita dei vicini di casa si intrecciano e scorrono separatamente accomunate dal punto di osservazione del fotoreporter attraverso il teleobiettivo della sua macchina fotografica.

E’ proprio questa la caratteristica principale del film, il punto di osservazione che rispecchia il punto di vista del protagonista e dello stesso spettatore, tutto il film è incentrato su questo. L’occhio voyeuristico e smaliziato del protagonista (James Stewart) è esattamente quello dello spettatore che ne condivide i punti di osservazione e le impressioni portando al massimo livello l'immedesimazione. La ricostruzione del cortile negli studi Paramount è realistica ed estremamente accattivante, le varie riprese in piano sequenza (riprese in movimento senza interruzioni o tagli) caratteristica del regista, sono molto fluide e ben studiate. Colpisce la varietà di situazioni tra i vicini di casa: la ballerina, il pianista, la signora che prende il sole nel giardinetto, il cuore solitario che sogna l’incontro con il principe azzurro, la coppia che dorme sul balcone per il caldo e che manda a passeggiare il cagnolino con un simpatico cestino che sale e scende con una carrucola. E poi c’è lui il marito maltrattato (Raymond Burr) che fa sparire nel nulla la moglie durante un acquazzone di una notte d’estate. Il dubbio che l’abbia uccisa o accompagnata per una improvvisa partenza rimane allo spettatore e ai protagonisti della storia per gran parte del film, grazie ai giudizi lapidari di una fisioterapista scaltra e scanzonata, Stella (Thelma Ritter), e da una scettica ma bellissima e seducente fidanzata Lisa (Grace Kelly).

La genialità del regista si manifesta sin dall’inizio del film con l’utilizzo degli effetti speciali, "siamo nel 1954", la sovrapposizione di un sorvolo di elicottero sulla terrazza, le inquadrature della macchina da presa che ripercorrono gli occhi indiscreti del protagonista e alla fine del film con la sorprendente difesa personale che Jefferies adotta contro l’assassino entrato in casa a regolare i conti. Rimane impressa nella memoria la scena con i vari flash scattati nel buio con quella macchina fotografica che è stata compagna di tante avventure e che da oggetto di compagnia e mezzo di spionaggio dei vicini di casa si trasforma all’ occorrenza in arma di difesa personale, anche se riesce solo temporaneamente a ritardare la colluttazione corpo a corpo. Il film, come tutti i capolavori di Hitchcock, si conclude con un lieto fine e con una storia d’amore che si consolida durante la vicenda, grazie a quella intraprendenza che il protagonista non avrebbe mai sperato dalla sofisticata Lisa, altra caratteristica della maggior parte dei film del regista: la donna inizialmente rappresentata soprattutto come "oggetto" si trasforma e si evolve a soggetto determinante e risolutivo della trama.

Come in ogni film Hitchcock lascia il segno con un particolare visivo di virtuosismo artistico e tecnico all’ avanguardia, in questo caso gli scatti dei flash nel buio della stanza che con un effetto speciale simulano nella macchina da presa il lampo rosso che si avrebbe su una retina nell’ occhio umano.

B.O.






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